Fonte http://www.ornitologiagenova.it/

Premessa

Tutti i canarini a fattore rosso oggi presenti nei nostri allevamenti, discendano dall’ibridazione nata dall’accoppiamento tra un Canarina ed un Cardinalino del Venezuela. L’ibrido così ottenuto, denominato F1, era ovviamente portatore del fattore rosso ereditato dal padre e contrariamente alla norma, si rilevo fecondo in almeno il 50% dei soggetti ottenuti. Quindi  re-incrociando l’ibrido F1 femmina con un canarino maschio si ottenne l’ibrido R1 e successivamente R2, etc. Così continuando, si ritorno ad ottenere un canarino, ma quest’ultimo aveva nei propri cromosomi la capacità di metabolizzare alcune sostanze (carotenoidi) che assunte congiuntamente alla normale alimentazione fanno sì che emergano i pigmenti rossi fin lì presenti ma in stato latente che, proprio in virtù dell’assunzione dei carotenoidi, emergono dal loro stato, colorando il canarino già portatore, del fattore rosso.

Contrariamente ai pigmenti melaninici (eumelanine e feomelanine) che sono presenti naturalmente nel canarino i pigmenti lipocromici devono essere assunti mediante l’alimentazione. Ciò nonostante non è sufficiente alimentare con sostanze coloranti un canarino per far sì che esso le manifesti sul suo piumaggio, ma il soggetto deve averne la predisposizione. Pertanto maggiori sono i geni trasferiti nella prima ibridazione (F1) dal Cardinalino al Canarino, maggiore e la sua assunzione e manifestazione del colore rosso sul suo piumaggio.

Per aumentare le quantità di geni portatori del fattore rosso nel canarino, in passato, si procedette a re-incrociare l’ibrido ottenuto in 3 o 4 generazione (R3 e/o R4) nuovamente con il Cardinalino. Ma ovviamente, se questo tipo di incrocio aiuta a trasmettere e fissare un maggior numero di geni portatori del fattore rosso, porta con sé anche altre caratteristiche proprie del Cardinalino, che ovviamente allontana i soggetti ottenuti dagli standard richiesti per un canarino. Questa importazione di geni indesiderati, si amplifica per i canarini lipocromici, che con i geni portatori del fattore rosso, ricevono anche i geni portatore dei fattori melaninici.

 

Un po’ di Storia – Da alcune ricerche, sembra che le prime prove di colorazione artificiale siano avvenute nel 1920 mediante l’utilizzo del pepe di caienna (il comune peperoncino rosso).

Il peperoncino rosso veniva aggiunto al pastoncino dell’epoca (spesso fatto in casa con pane raffermo, uovo sodo e peperoncino) il tutto tritato e amalgamato. Il composto così ottenuto veniva somministrato di sera, per far sì che i canarini potessero consumarlo al mattino (dopo una notte di digiuno, era più probabile che potessero mangiassero un pastone di certo così poco appetibile).

Congiuntamente fu introdotto anche l’uso della carota che veniva utilizzata grattugiata, aggiungendola al pastone, oppure spremuta e somministrata quale bevanda in sostituzione dell’acqua.

Il problema che emerse nell’uso della carota spremuta e che si inacidiva in poche ore, soprattutto nel periodo estivo.

In quel periodo, spesso, veniva usata quale ulteriore ingrediente e/o come ingrediente base per la preparazione del pastoncino, la farina di mais denominata “Plata”. Quest’ultima è più ricca di carotene. Ma nessuna delle sostanze citate forniva una colorazione uniforme e evidente di rosso intenso.

Nel 1970 iniziò la commercializzazione di un primo prodotto specifico che si prefiggeva e prometteva di donare quel colore rosso intenso tanto ricercato, il “Rosso Vital” Questo prodotto era composto da bacche, farine vegetali e forse apparve per la prima volta la cantaxantina (gli ingredienti erano e rimasero sconosciuti. Non esisteva l’obbligo di apporre sull’etichetta gli ingredienti/sostanze che componevano il prodotto).

Successivamente nacquero il “Rubired” e il “Necareco“. Essi erano distribuiti in flaconi, essendo una soluzione oleosa. Quest’ultimi, diedero risultati migliori rispetto al Rosso Vital, ma, non paragonabili, a risultati che si iniziarono ad ottenere con l’uso dei caroteni di sintesi quali: betacarotene, carophil rosso e cantaxantina.

 

Caroteni in uso – La cantaxantina, attualmente presente in commercio, venduta in bustine e/o barattoli, è presente con una concentrazione del 10%. Ciò vuol dire che per 100 grammi di prodotto acquistati, solo 10gr. sono di cantaxantina pura, i rimanenti 90gr. sono eccipienti. Il carophil rosso è un diretto derivato della cantaxantina, ad una concentrazione lievemente inferiore.

Le tecniche di colorazione dei canarini a fattore rosso, devono considerare e rispettare tre cardini basilari, e cioè:

1) tonalità del colore

2) luminosità del colore

3) uniformità del colore

 

La tonalità del colore – Il fattore che incide sulla tonalità (intensità) del colore, rubino, carminio, magenta, etc. è dato dal colorante stesso, usato singolarmente o combinato con altri caroteni di sintesi. La loro somministrazione può avvenire mediante mescolamento con il pastone normalmente in uso e/o sciolto nell’acqua da bere.

Negli anni ’80 il colorante maggiormente utilizzato era il betacarotene, che a mano a mano che passavo gli anni veniva combinato prima con il carophil rosso e successivamente con la cantaxantina. Oggi il betacarotene è stato drasticamente accantonato a favore di prodotti già miscelati dalle aziende produttrici e comunque da un uso più frequente di cantaxantina e soprattutto del carophil rosso.

Una miscela tipica degli anni 80 proponeva un mix di caroteni di sintesi, così composto:

  • 4 grammi di betacarotene;
  • 2 grammi di carophil rosso;
  • 1 grammo di cantaxantina;

da mescolare in un chilo di pastoncino.

Gli allevatori che preferiscono sciogliere il colorante nell’acqua di bere anziché miscelarlo nel pastoncino sono in numero irrilevante, in quanto questo metodo presenta diverse problematiche,

  1. spreco dei coloranti che sciolti in acqua devono essere sostituiti quotidianamente;
  2. colorazione di rosso di tutte le attrezzature utilizzate, sia in fase di preparazione che per la somministrazione;
  3. proteggere i beverini contenenti acqua e coloranti dalla luce del sole e dal calore che me altera e ne annulla gli effetti di colorazione;
  4. la quantità di acqua ingerita da ogni soggetto che, varia da soggetto a soggetto;

Usare solo il betacarotene da una colorazione tendente all’arancio e non allo standard di rosso oggi richiesto. Tuttavia è consigliato l’uso di una piccola quantità di betacarotene in aggiunta al carophil rosso e cantaxantina, in quanto l’uso esclusivo di queste ultime sostanze, porterebbe i soggetti ad assumere un colore rosso mattone.

La tabella sottostante, riporta 8 miscele di coloranti così come esternate da allevatori di livello internazionale e/o reperite sul web. Le quantità indicate sono da aggiungere e miscelare, per ogni chilo di pastone.

———————————-Carophil rosso———-Cantaxantina—–Beta carotene——Bogena intensiva

quantità

5

2 //

//

quantità

6

1 //

//

quantità

5

// //

5

quantità

6

// //

4

quantità

6

2 2

4

quantità

7 2 2

//

quantità

8

// 2

5

quantità

10

// 3 //
Personalmente uso il Carophil rosso la Cantaxantina ed il Beta carotene nelle seguenti percentuali:
La mia miscela per chilo

2gr/kg

2gr/kg 4gr/kg

//

Così come ogni allevatore ha la sua miscela di semi e/o di pastone segreta così ogni allevatore ha la propria miscela di coloranti sintetici.

La tendenza odierna è colorare con quantità medie di caroteni di sintesi al fine di evitare che i soggetti trattati acquistino una tonalità di rosso indesiderato (rosso mattone). Oggi, molti allevatori di canarini a fattore rosso, lipocromici o melaninici, nel pastone aggiungono un solo colorante, il carophil rosso, o al massimo due (carophil rosso e cantaxantina o ancora, carophil rosso e bogena). La quantità usata è di 6 -7 grammi per kg di pastone.

Per chi vuole usarne una quantità maggiore (8 – 10 grammi o più, per chilo di pastone), è buona norma aggiungere alle innanzi sostanze una modesta quantità di betacarotene che contrasti l’effetto rosso mattone, donando il rosso carminio ricercato da tutti.

 

La lucentezza del colore – E’ un fattore di pregio che esalta notevolmente la tonalità di rosso ottenuta con la colorazione artificiale. Premesso che in questo caso il fattore determinante è dato dalla qualità del piumaggio dei soggetti, esistono elementi che aggiunti alla normale nutrizione giornaliera, possono dare un contributo, a volte notevole, alla luminosità del colore rosso. Queste sostanze si possono dividere in due gruppi:

  1. sostanze chefavoriscono l’assorbimento del colorante;
  2. sostanze cheimpediscono l’ossidazione del colorante.

Rientrano nel primo gruppo, le sostanze che migliorano il funzionamento del metabolismo intestinale dei soggetti trattati e quindi rendono ottimale l’assorbimento dei caroteni. Quanto più attiva sarà la flora batterica intestinale tanto migliore sarà l’assorbimento del colorante. In proposito rientrano e rivestono una importanza primaria il:

  1. lievito di birra vivo, ed i
  2. fermenti lattici vivi.

Di lieviti di birra ne esistono più tipi, di diversa tipologia e modalità di conservazione. Oggi sono presenti anche lieviti di birra in polvere per uso specifico (ornitologico) Quello maggiormente consigliato è il lievito di birra, per uso umano, in scaglie. Queste potranno essere frullate fino a renderle polvere e vanno aggiungere al pastone in misura di 1 cucchiaino ogni 300gr. di pastoncino circa). La parte eccedente del pastone non consumato va conservato in frigorifero.

Come fermenti lattici vivi, tra i tanti prodotti in commercio, è preferibile scegliere quelli in polvere, che si utilizzano meglio potendoli mescolare al pastone, con una più alta quantità di batteri benefici e con l’aggiunta di vitamine del gruppo B e inulina come: Inolact bustine o Infloran-bio bustine. Di queste se ne userà una bustina ogni 700-1000 grammi di pastone per 3-5 giorni di seguito al mese, oppure a giorni alterni per 10 giorni. L’uso discontinuo e di lievito di birra e di fermenti lattici è necessario per evitare l’effetto collaterale della stipsi (i canarini diventano stitici) e perché non serve.

Le sostanze del secondo gruppo attivano a loro modo il colorante impedendo che la sua ossidazione ne riduca l’efficacia. Detto in altro modo il colorante è labilissimo, cioè patisce tutto: la luce, il calore, l’umidità. Tutto ne limita l’efficacia. Per evitare ciò occorre tenere i barattoli di coloranti chiusi ermeticamente, al buio e in frigo nei mesi estivi. Altrimenti i principi attivi ossidano e la colorazione non raggiunge più il livello atteso. Per evitare l’ossidazione è raccomandato di aggiungere durante la muta, una piccola quantità di vitamina E (3-4 giorni a settimana).

Il Bogena intensive prodotto in Olanda e distribuito in tutto il mondo, contiene il 15,75% di carophil rosso come principio attivo. Nulla si sa sulla composizione dei rimanenti ingredienti. Il giudizio che ne danno i migliori allevatori è che come colorante usato da solo è poco attivo (10 grammi di Bogena per kg di pastone corrispondono a 1,575 grammi di carophil!) ma, come ingrediente complementare, usato cioè assieme ad altri coloranti (carophil principalmente e cantaxantina) fornisce un aiuto notevole per il raggiungimento di una luminosità particolare della colorazione. Questo è il motivo principale per cui questo prodotto è ampiamente usato soprattutto in Belgio e in Olanda ed è il motivo per cui altre ditte nord europee (Quiko inclusa) sta producendo prodotti coloranti analoghi.

La lucentezza del piumaggio è indubbiamente favorita (così come anche l’assorbimento del colorante) da una alimentazione sufficientemente ricca di grassi. E’ infatti nei grassi che i coloranti (lipocromici) trovano il loro ambiente ideale di assorbimento. La conseguenza è quella di usare un pastone che sia sufficientemente proteico per sostenere il peso della muta (15-17% di proteine) e grassato per favorire l’assorbimento e la lucentezza del colore. A questo punto occorre chiarire se sia meglio usare un pastone del commercio già grassato oppure usarne uno secco al quale si aggiungono grassi al momento dell’uso. L’umidità del pastone grassato certamente influisce negativamente sull’attività del colorante; dunque o si preparano piccole dosi di pastone grassato da usare in un paio di giorni o si aggiunge quotidianamente olio o strutto al pastone secco colorato. Ciascuno dei due sistemi presenta vantaggi e svantaggi e ogni allevatore si regolerà a seconda del tempo a sua disposizione per preparare o l’uno o l’altro tipo di pastone.

Solitamente si suggerisce di togliere per un certo numero di ore al giorno i semi di modo che i canarini mangino esclusivamente il pastone colorato. Questo, oltre a creare dei problemi all’allevatore che ha poco tempo a disposizione, può alterare l’equilibrio della dieta. Personalmente uso mescolare i semi assieme al pastone colorato e fornisco ai miei canarini solo questa miscela (semi + pastone assieme).

 

L’uniformità del colore – Il fattore principale dell’uniformità del colore sta nel dosare esattamente il colorante e il pastone nel quale distribuirlo. Ciò significa pesare con una bilancia di precisione al grammo il colorante, soprattutto nel caso in cui si usi più di una sostanza per colorare. L’uso di misurini può essere un’alternativa ma non ugualmente precisa e solo nel caso in cui si usi una sola sostanza colorante (carophil) e si sia pesato la prima volta a quanti grammi esatti corrisponda il dato misurino riempito fino all’orlo e pareggiato. Uguale attenzione va data al peso esatto del pastone. Se si aggiungono integratori al pastone (vitamine, lieviti, germe di grano, sali minerali e quant’altro) il chilo di pastone deve essere calcolato compreso il peso degli integratori.

Altro fattore decisivo per l’uniformità della colorazione è la minuziosa miscelazione del colorante nel pastone. Preparare piccole dosi (1 kg, 2 kg) per volta consente di distribuire uniformemente il colorante nel pastone mescolando l’uno nell’altro con pazienza e attenzione. Nonostante si tratti di polvere molto fine, c’è chi passa al frullatore il colorante fino a ridurlo a polvere impalpabile consentendo così una miscelazione assai migliore. Per i soggetti colorati da nido, uniformità significa anche che il colore di timoniere e remiganti deve essere idealmente identico a quello del corpo del canarino. Su questo elemento in Italia non siamo allo stesso livello di belgi e olandesi. Può essere che ciò derivi dal fatto che gli italiani hanno sempre selezionato ceppi di lipocromici ad ala bianca ma può anche essere che i nord europei utilizzino qualche “trucco” che noi non conosciamo. Comunque sia resta il fatto che in nord Europa molti allevatori che colorano da nido usano il couscous come veicolo per il colorante. Il couscous inumidito risulta un eccellente veicolo per un ottimale assorbimento del colorante.

Meno importante di quanto invece sembrava un tempo è la costanza della somministrazione del colorante. In altre parole non pare decisivo somministrare il colorante tutti i giorni. Ciò è dovuto al metabolismo dei caroteni che rimangono in circolo più a lungo di quanto non si pensasse. Ne sanno qualcosa gli allevatori di lipocromici rosso mosaico, ogni qual volta si trovino nella necessità di asportare una remigante o timoniera spezzata. Neppure una settimana di astinenza dal colorante consente la ricrescita della piuma che anziché bianca si mostra rosacea. Altri allevatori regolarmente colorano per 6 giorni fornendo poi un pastone non colorato ogni settimo giorno. Altri ancora suggeriscono di essere continui nel colorare rossi brinati e mosaico ed invece di colorare a giorni alterni gli intensi quando la muta è quasi ultimata. Così facendo si eviterebbe l’accumulo di colorante specie sulla testa degli intensi che porta ad una tonalità violacea penalizzante e che non sempre l’esposizione al sole riesce a schiarire. Per consentire una muta rapida e completa, ovviamente utile per una colorazione ottimale, l’ambiente in cui vengono alloggiati i novelli durante questa fase deve essere tenuto in penombra.

Fonte http://www.ornitologiagenova.it/
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